Quali sono i lavori più a rischio con l’intelligenza artificiale
Tra i lavori più esposti all’impatto dell’intelligenza artificiale ci sono soprattutto quelli che prevedono attività ripetitive, standardizzate e facilmente automatizzabili. Non significa che tutte queste professioni spariranno, ma che molte delle loro mansioni stanno già cambiando.
I lavori più a rischio con l’intelligenza artificiale, oggi, sono:
- Addetti al data entry
- Assistenti amministrativi nelle attività standard
- Operatori di customer care di primo livello
- Cassieri
- Impiegati bancari di sportello e operatori postali
- Addetti alla trascrizione e reportistica documentale
- Alcune figure junior in programmazione e analisi.
In questo articolo facciamo chiarezza sul tema intelligenza artificiale e lavori a rischio, approfondendo quali professioni sono più esposte alla trasformazione, quali fattori le rendono più vulnerabili e come ridurre il rischio di perdere il lavoro o subire un demansionamento.
Lavori che spariscono vs. lavori che cambiano con l’intelligenza artificiale
Quando si parla di intelligenza artificiale e lavori a rischio, è bene fare una premessa. Molte professioni così come le conosciamo ora non spariranno, ma si evolveranno di pari passo a come si sta ridisegnando il mercato del lavoro.
L’intelligenza artificiale, infatti, non sempre elimina un mestiere intero. Molto più spesso automatizza una parte delle attività, accelera i processi e costringe le persone a spostarsi verso compiti più complessi, relazionali o decisionali. È proprio per questo che oggi ha senso chiedersi quali siano i lavori più a rischio, ma senza cadere nell’allarmismo da fine del mondo digitale.
Chiarita questa distinzione tra lavori che spariscono e lavori che cambiano, possiamo entrare nel dettaglio delle professioni che oggi appaiono più vulnerabili.
Elenco dei lavori più esposti alla trasformazione
Secondo quanto si evince dal report di ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, circa un quarto dei posti di lavoro a livello globale è esposto all’intelligenza artificiale generativa (chiamata “GenAI”). Questa percentuale sale fino al 34% nei Paesi ad alto reddito a causa della maggiore integrazione digitale.
Tra i lavori più esposti alla trasformazione dovuta all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali rientrano:
- Addetti al data entry
- Assistenti amministrativi nelle attività standard
- Operatori di customer care di primo livello
- Cassieri
- Impiegati bancari di sportello e operatori postali
- Addetti alla trascrizione e reportistica documentale
- Alcune figure junior in programmazione e analisi
Queste professioni hanno un elemento in comune: includono attività ripetitive, procedure prevedibili o una forte componente digitale e testuale. Sono proprio le caratteristiche che rendono alcune mansioni più facilmente automatizzabili.
A essere più vulnerabili non sono soltanto alcune professioni, ma anche alcune fasi del percorso lavorativo. Secondo questo articolo di International Monetary Fund, i giovani all’inizio della carriera possono essere più esposti perché molte mansioni entry-level coincidono proprio con quelle più facilmente automatizzabili. In altre parole, non è detto che sparisca la professione, ma può cambiare il modo in cui si entra, si impara e si fa esperienza.
Vediamo adesso nel dettaglio come le professioni citate potrebbero cambiare nei prossimi anni.
1. Addetti al data entry
Inserire, classificare e aggiornare dati in sistemi digitali che un tempo erano mansioni prettamente umane, ora sono attività che AI, OCR e workflow automation riescono a svolgere con buona efficienza. Per questo il World Economic Forum inserisce, in questo articolo sul futuro dei lavori, gli impiegati al data entry tra i ruoli in maggiore declino.
La riduzione della domanda è plausibile già entro il 2030, soprattutto nelle aziende con processi digitalizzati e grandi volumi documentali.
2. Assistenti amministrativi nelle attività standardizzate
Non è a rischio l’intera professione amministrativa, ma la sua parte più ripetitiva: gestione agenda, email ricorrenti, promemoria, report standard, raccolta documenti. Sempre il World Economic Forum cita gli assistenti amministrativi e segretari esecutivi tra i ruoli attesi in maggiore contrazione.
Chi resta su mansioni esecutive di base è più esposto, mentre chi evolve verso coordinamento, filtro decisionale e problem solving operativo resta molto più centrale.
3. Operatori di customer care di primo livello
Le richieste semplici e ripetitive gestite dagli operatori di customer care di primo livello sono il terreno perfetto per chatbot e assistenti virtuali. Reset password, informazioni standard, stato ordine e FAQ sono già oggi gestiti dall’automazione in molte aziende. Questo studio di Anthropic colloca gli impiegati del customer service tra le figure più esposte ai sistemi basati su LLM.
A restare essenziali sono i professionisti che devono gestire casi complessi, conflittuali o con forte componente emotiva.
4. Cassieri
Self-checkout, pagamenti automatici e biglietterie intelligenti riducono il bisogno di operatori nelle interazioni più semplici. Non è certamente una trasformazione nuova, ma l’AI la accelera sempre più. Il World Economic Forum include anche i cassieri tra i ruoli che potrebbero diminuire maggiormente entro il 2030.
Resistono di più i contesti in cui il cliente cerca consulenza e supporto, non solo esecuzione di una procedura.
5. Impiegati bancari di sportello e operatori postali
Anche sportelli bancari e postali sono tra le aree più esposte a sostituzione da parte dell’intelligenza artificiale. Molte operazioni sono già migrabili su app, portali, ATM evoluti e assistenza virtuale; l’AI rende ancora più semplice gestire richieste informative, controlli documentali e pratiche di routine.
Per questo, gli impiegati bancari e postali rientrano tra i ruoli in declino secondo il World Economic Forum. Più forte, invece, resta la consulenza personalizzata.
6. Addetti alla trascrizione e reportistica documentale
Trasformare audio in testo, riassumere documenti o creare report standard è diventato molto più veloce con la GenAI. In ambito amministrativo, editoriale, legale o sanitario, queste attività si stanno già comprimendo nei tempi e nei costi.
Il valore si sposta quindi dal “produrre testo” al controllarlo, verificarlo e contestualizzarlo (perché l’AI scrive in fretta, ma non sempre capisce davvero ciò che sta dicendo).
7. Alcune figure junior in programmazione e analisi
Dire che i programmatori spariranno sarebbe un’affermazione poco seria. Però è vero che alcune attività junior e ripetitive di coding, testing, debugging semplice o analisi standard sono più esposte.
Anthropic, nello studio sopra citato, segnala i programmatori informatici e gli analisti finanziari tra i ruoli più vulnerabili, anche se a cambiare per ora è più la porta di accesso alla professione (cioè il percorso per arrivarci richiede fin da subito competenze più evolute di un tempo), non la professione in sé.
Lavori a rischio e intelligenza artificiale: la situazione mondiale
Nel report sul futuro dei lavori di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti, il World Economic Forum stima che entro il 2030 le trasformazioni del mercato del lavoro porteranno alla creazione di 170 milioni di nuovi posti e alla sostituzione di 92 milioni, con un saldo netto positivo di 78 milioni.
Il tema, quindi, non è soltanto perdere lavoro, ma cambiare lavoro e, insieme a esso, cambiare competenze, strumenti e organizzazione.
L’intelligenza artificiale in Italia
In Italia il fenomeno è già concreto. Secondo il comunicato Istat “Imprese e Ict – Anno 2025”, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l’8,2% del 2024 e il 5% del 2023.
Inoltre, oltre la metà delle imprese che adottano intelligenza artificiale sperimenta anche la GenAI. Il Politecnico di Milano in questo comunicato stampa su Osservatori.net segnala che il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto 1,8 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 50% rispetto al 2024. In altre parole, non siamo più nella fase delle ipotesi: l’adozione è già iniziata.
Perché alcuni lavori sono più a rischio di altri con l’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale, come abbiamo visto, entra più facilmente dove trova attività ripetitive, linguaggio standard, procedure codificabili, grandi quantità di dati e risultati misurabili. È anche per questo che i ruoli cognitivi, amministrativi e impiegatizi risultano tra i più esposti nelle analisi internazionali.
Sono invece meno esposti alla sostituzione totale i lavori che richiedono relazione umana, responsabilità, creatività, lettura del contesto e gestione dell’imprevisto: caratteristiche che si ritrovano più spesso nei ruoli con maggiore autonomia ed esperienza.
Per questo molte professioni non verranno cancellate, ma diventeranno ibride, combinando tecnologia e giudizio umano. Ed è proprio nelle competenze più analitiche, relazionali e interpretative che in questa fase di rivoluzione digitale si concentra il vero valore più difficile da sostituire.
Lavori a rischio con l’intelligenza artificiale: hard skills e soft skills da sviluppare
Per diminuire il rischio di obsolescenza professionale, oggi non basta avere un posto nelle professioni digitali: serve sviluppare competenze che aiutino a creare valore reale.
La domanda più utile che un professionista può farsi oggi, infatti, non è se l’intelligenza artificiale lo sostituirà, ma quale parte del suo lavoro è standardizzabile e quindi più facilmente automatizzabile. Da lì si può capire come evolvere.
Se una professione è molto esposta al rischio, fare la guerra alla tecnologia serve a poco: molto più utile è invece spostarsi verso attività e competenze a maggior valore.
Tra le hard skills e le soft skills più importanti per ridurre il rischio di demansionamento o perdita del lavoro dovuti all’intelligenza artificiale rientrano:
- controllo qualità degli output
- alfabetizzazione all’intelligenza artificiale
- cybersecurity
- data literacy
- capacità analitica
- problem solving
- comunicazione.
Sono proprio queste competenze, oggi, a fare la differenza tra chi rischia di subire il cambiamento e chi può invece trasformarlo in un’opportunità professionale.
Lavori non ancora a rischio con l’intelligenza artificiale: nuove opportunità
Se da un lato alcune mansioni si restringono, dall’altro crescono nuovi ruoli. Il World Economic Forum segnala tra le professioni in più rapida crescita specialisti AI e Machine Learning Specialist, sviluppatori software, esperti di big data e cybersecurity. Anche in Italia aumenta la domanda di competenze digitali avanzate, mentre la diffusione dell’AI nelle imprese apre spazio a lavori poco conosciuti ma capaci di governare strumenti, dati e processi.
Perché l’intelligenza artificiale aiuta chi la sa governare, mentre mette in difficoltà chi si limita a ripetere sempre la stessa procedura.
FAQ – Domande frequenti sui lavori a rischio con intelligenza artificiale
I lavori più a rischio dopo l’introduzione dell’intelligenza artificiale nell’era della rivoluzione digitale sono quelli che prevedono attività ripetitive, standardizzate e facilmente automatizzabili, come data entry, customer care di primo livello e alcune mansioni amministrative.
No, l’intelligenza artificiale non sostituirà tutti gli impiegati. Più che eliminare intere professioni digitali, l’AI tende a trasformare alcune mansioni operative. I ruoli d’ufficio che includono organizzazione, relazione e capacità decisionale, ad esempio, restano meno esposti.
No, i programmatori non rischiano di perdere il lavoro ma dovranno abbandonare alcune mansioni più ripetitive per concentrarsi su attività nuove e a maggior valore. Le attività junior e ripetitive sono le più a rischio sostituzione anche in questo settore, ma la programmazione non è destinata a sparire. Cresce invece il valore di progettazione, sicurezza, architettura, validazione e integrazione tra sistemi.
Il modo migliore per ridurre il rischio di essere sostituiti dall’intelligenza artificiale è formarsi in uno dei lavori più richiesti dei prossimi 10 anni, oppure sviluppare competenze che l’automazione fatica a replicare: pensiero critico, adattabilità, capacità relazionali e uso strategico degli strumenti digitali.
Per restare competitivi con l’intelligenza artificiale, oggi è utile sviluppare un insieme di competenze che comprende digital skills, AI literacy, controllo qualità degli output, analisi dei dati, problem solving, comunicazione e apprendimento continuo. Può essere utile anche esplorare lavori strani e poco conosciuti, spesso meno esposti alla standardizzazione.



