Data Analyst: ecco cosa fa e come si diventa un esperto dei dati

Da alcuni anni si sente discutere sempre di più di un “nuovo petrolio”. Ci stiamo riferendo ai big data, delle enormi quantità di dati capaci di fornire insight cruciali per le ricerche di mercato, per lo sviluppo di nuovi prodotti e per il miglioramento di molti servizi.

Questo immenso tesoro, però, per poter essere trovato, compreso e sfruttato necessità dell’azione dei Data Analyst, dei professionisti capaci di comprendere i segreti che si nascondono dietro alla mole di informazioni raccolte. L’influenza delle loro analisi è infatti tale da poter guidare scelte importanti, il tutto “semplicemente” attraverso la loro conoscenza del mondo dei dati.

A prima vista tutto ciò potrebbe sembrare esagerato. Eppure, come leggerai tra poco nei prossimi paragrafi, la professione di Data Analyst comporta delle responsabilità veramente notevoli che richiedono competenze specifiche. Come si possono acquisire? Te lo spieghiamo tra pochissimo in questo articolo. 

Cosa fa un Data Analyst?

Se volessimo descrivere in poche parola cosa fa un Data Analyst, allora potremmo riassumere tutto così: “il Data Analyst è un professionista che si occupa dell’analisi di dati complessi al fine di identificare trend, elaborare statistiche e sviluppare modelli predittivi”.

In pratica, il Data Analyst è colui che per lavoro analizza i dati traendone delle osservazioni e delle soluzioni concrete. Anche se a primo impatto questo potrebbe sembrare un ruolo abbastanza semplice, bisogna prima tenere in conto che la quantità di dati presa in considerazione ha spesso dimensioni straordinarie. Non a caso i Data Analyst sono soliti lavorare in collaborazione con team multidisciplinari, servendosi di tecnologie e strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale.

Per dare un’idea più chiara, ecco tutto ciò che fa un Data Analyst:

  • Raccoglie dati provenienti da diverse fonti.
  • Organizza i dati raccolti.
  • Analizza i trend che emergono dai dati, identificando pattern e tendenze significative.
  • Elabora report dettagliati con i risultati delle osservazioni effettuate.
  • Suggerisce obiettivi e soluzioni concrete a partire dai risultati delle analisi.

Gli esperti dei dati vengono perciò ingaggiati non solo per fare delle semplici analisi, ma anche per trovare possibili soluzioni ai problemi realizzando modelli predittivi e statistici. Di conseguenza capita spesso che il professionista venga interpellato per individuare aree di miglioramento, esprimendo così un parere supportato da evidenze concrete.

Sbocchi lavorativi: ecco dove lavora un Data Analyst

Attualmente i professionisti capaci di raccogliere e analizzare i dati sono molto ricercati. Sarà così anche in futuro, come dimostrano le classifiche relative ai lavori più richiesti nei prossimi 10 anni. Proprio all’interno di questo elenco figura il ruolo di Data Analyst, una professione che è destinata a essere apprezzata sempre di più dalle aziende.

I Data Analyst possono trovare un impiego in una vasta gamma di ambiti, tra cui finanza, sanità, marketing, e-commerce e altro ancora. Molte realtà, infatti, riconoscono sempre di più l’importanza di prendere decisioni basate sui dati. La naturale conseguenza è perciò un aumento della richiesta di esperti in analisi dati all’interno dei settori più disparati, compresi quelli legati alla pubblica amministrazione.

Possiamo quindi affermare che i principali sbocchi lavorativi di un Data Analyst sono:

  • Le agenzie di marketing e comunicazione
  • Le società di consulenza
  • Le banche e gli istituti finanziari
  • Le grosse aziende industriali 
  • Le società assicurative

Ovviamente questi sono solo alcuni esempi, scelti sulla base degli ambiti in cui i Data Analyst sono attualmente maggiormente richiesti. Ciò non esclude quindi la presenza di un esperto dei dati anche in altre tipologie di realtà, tra cui i settori collegati alla ricerca scientifica.

Come diventare un Data Analyst

È molto improbabile riuscire a diventare un Data Analyst senza aver condotto degli studi nel campo. Questa professione, infatti, richiede l’acquisizione di cospicue nozioni tecniche, oltre che un abile utilizzo di specifici software.

Le competenze specifiche richieste per diventare Data Analyst sono: 

  • Conoscenza dei principali Framework di gestione (es. Hadoop, Spark).
  • Fondamenti di probabilità e statistica.
  • Conoscenza degli ambienti di sviluppo e automazione, come Git o Jenkins, e dei linguaggi di elaborazione come R, Java, Python e Scala. 
  • Capacità di interrogare database utilizzando SQL per estrarre informazioni rilevanti.
  • Visualizzazione dei dati, necessario per creare rappresentazioni visive chiare e comprensibili dei dati attraverso strumenti come Tableau o Power BI.

Come si può quindi ben intuire leggendo l’elenco, per diventare una Data Analyst serve una scuola specifica che preveda all’interno del proprio programma formativo l’insegnamento di tutte le principali competenze di base.

L’acquisizione di tali conoscenze può essere soddisfatta con l’iscrizione a un corso di laurea in discipline come statistica, informatica, matematica o ingegneria, che però tendono ad affrontare l’argomento in maniera abbastanza superficiale e con un approccio prettamente teorico. Di conseguenza, se si opta per l’università, sarebbe consigliabile completare il percorso di formazione attraverso un ulteriore specifico master in Data Analyst.

Tuttavia, qualora non si volesse allungare troppo i tempi di studio, è possibile optare per l’iscrizione a un Istituto Tecnico Superiore, una particolare tipologia di scuola post diploma della durata di pochi anni. In Italia ne esistono diverse tra cui alcune con corsi come l’ITS Big Data erogato dall’ITS Angelo Rizzoli che si rivolge in maniera specifica a tutti i futuri esperti dei dati.

Con l’ITS Big Data è quindi possibile apprendere tutte le competenze di base per diventare un Data Analyst in soli due anni di studio grazie a un’alternanza continua tra lezioni in aula, laboratori e soprattutto esperienze di stage in azienda.

A prescindere dal percorso scelto, in ogni caso, bisogna sempre tenere in conto che per svolgere questa professione non basta il tempo trascorso a studiare sui libri  e ad esercitarsi con i software. Bisogna infatti riuscire a sviluppare anche una serie di competenze trasversali necessarie per avere sempre il giusto approccio al lavoro.

In particolare le soft-skill che ogni Data Analyst dovrebbe avere sono:

  • Problem-solving, ossia la capacità di analizzare le situazioni più complesse trovando soluzioni pratiche, talvolta anche molto originali, ma funzionali. 
  • Gestione del tempo, che consiste nella capacità di saper gestire e rispettare le scadenze anche quando ci si relaziona in un lavoro in team.
  • Pensiero analitico, una caratteristica essenziale per chi lavora con i dati e che consiste proprio nel riuscire a trarre delle conclusioni basate sui dati stessi.  
  • Comunicazione efficace, utile soprattutto per riuscire a esporre in modo chiaro il risultato del proprio lavoro, facendosi capire anche da chi non è un esperto del campo. 
  • Attenzione ai dettagli, per riuscire a cogliere aspetti che a molti potrebbero sfuggire, analizzando anche i dati più “banali” e scontati sempre in maniera critica.

Tali competenze sono già in parte intrinseche nella personalità di alcuni. Ciononostante attraverso lo studio possono sempre essere migliorate, specialmente se ci si iscrive a corsi che prevedono anche delle ore dedicate ad esercitazioni in aula e all’insegnamento delle dinamiche di lavoro in team. 

Stipendio

La professione del Data Analyst non solo è nell’elenco dei lavori che saranno più richiesti nei prossimi 10 anni, ma attualmente è anche uno dei lavori meglio pagati in Italia nel settore digital con una retribuzione media di circa € 30.000 annui.

Solitamente, infatti, per i contratti “entry level” lo stipendio si aggira intorno ai € 25.000 l’anno per poi iniziare ad aumentare notevolmente con l’accumularsi dell’esperienza. Ecco dunque che le figure senior possono raggiungere compensi di €50-60.000 l’anno, in grado di garantire un’ottima stabilità economica.

Esistono inoltre, seppur più raramente, dei casi in cui lo stipendio di un Data Analyst può arrivare a superare il tetto dei 60mila. In tali circostanze si tratta solitamente di dipendenti di grandi multinazionali del settore IT o pharma, dove la remunerazione è in media più alta anche per le altre mansioni.

In definitiva, quindi, quello per diventare Data Analyst è un cammino che richiede una preparazione approfondita e di alto livello, non sempre facile da raggiungere. Nonostante ciò  per chi è appassionato di interpretazione dei dati rappresenta comunque un percorso stimolante, che senza ombra di dubbio può regalare ottime soddisfazioni anche dal lato economico.

Per il colloquio, invece, non è richiesta una preparazione specifica. Sarà tuttavia importante essere in grado di rispondere alle domande poste dai responsabili delle selezioni dimostrando una forte motivazione e una propensione allo studio delle materie previste nel programma di studi. Pertanto bisognerà dare prova di avere consapevolezza del percorso per cui ci si candida e dei possibili sbocchi di lavoro, parlando anche di sé e delle proprie ambizioni, il tutto dimostrando delle buone capacità dialettiche e interpersonali.

Altre informazioni utili da sapere sui test d’ingresso ITS

Le modalità di svolgimento e i criteri di valutazione dei test d’ingresso ITS possono variare non solo in base all’istituto e al corso scelto, ma anche di anno in anno. Per non farsi trovare impreparati è dunque di fondamentale importanza consultare i bandi aggiornati pubblicati sui canali ufficiali dell’ITS presso il quale si vuole sostenere la prova.

Per partecipare alle selezioni è richiesta l’invio di una domanda di ammissione alle selezioni che deve avvenire nelle modalità e nei tempi riportati sul bando, pena l’esclusione dalla prova. È inoltre obbligatoria l’invio di una scansione del diploma o di altri titoli. I candidati che non hanno ancora conseguito il titolo di studio possono comunque inoltrare la propria domanda allegando un’autocertificazione, che dovrà poi essere successivamente integrata.

In fase di invio della domanda è raccomandabile candidarsi a più di un percorso presso lo stesso ITS, indicando un ordine di preferenza. Così facendo è possibile aumentare le possibilità di essere ammessi in almeno una delle opzioni indicate.

Per qualsiasi altra domanda o curiosità sui test d’ingresso ITS il consiglio rimane comunque sempre quello di contattare direttamente le segreterie delle fondazioni, così da ricevere una risposta chiara ai propri dubbi.