Serviranno 195.000 tecnici per costruire le macchine del futuro

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Serviranno 195.000 tecnici per costruire le macchine del futuro

Intervista al Vicepresidente di Confindustria, Giovanni Brugnoli, che si interroga sul futuro delle aziende tecnologiche italiane e sulla carenza di tecnici specializzati.

Di Luigi Ingrassia – Pubblicato su La Stampa, venerdì 26 aprile 2019

 

LUIGI GRASSIA – In Italia il 15% dei posti, dice l’Ocse, verrà cancellato dall’automazione, e un altro 35% sarà talmente trasformato da diventare irriconoscibile: allora ci aspetta un futuro di lavoro dimezzato?

GIOVANNI BRUGNOLI – «In realtà – risponde Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per il capitale umano – un nostro studio rivela che in Italia non avremo abbastanza tecnici qualificati per soddisfare le richieste delle aziende. Entro il 2021 resteranno scoperte 195 mila posizioni di lavoro in sei settori cardine del Made in Italy: tecnologie dell’informa-zione, meccanica, chimica, tessile/abbigliamento, alimentare e legno/arredo».

L.G. – Com’è possibile? In questi settori i robot non fanno concorrenza agli esseri umani?

G.B. – «L’evoluzione tecnologica sarà molto più ampia e più velo-ce che in passato ma le nuove-macchine vanno pensate, create, assemblate, adattate. Verranno cancellati molti impieghi ripetitivi ma il lavoro verrà nobilitato da nuove attività. Questa transizione necessita di una formazione professionale permanente».

L.G. – Però, sempre secondo l’Oc-se, l’offerta formativa in Italia è inferiore a quella dell’estero, e la colpa è anche delle nostre aziende.

G.B. – «Il lavoratore vittima dell’evoluzione tecnologica se cerca occasioni di riqualificazione in Italia le trova, sia pubbliche sia private. Già solo l’iniziativa Fondimpresa (di Confindustria e sindacati, ndr) investe 400 milioni all’anno, e le associazioni locali degli imprenditori fanno molti accordi in questa dire-zione. E il 13 maggio lanceremo a Torino con gli Stati generali della Formazione».

L.G. – Come valuta la scuola?

G.B. – «Se vogliamo che la digitalizzazione venga governata anziché essere subita, la scuola deve fare di più per adeguarsi alle esigenze del mondo del lavoro. E i ragazzi e le ragazze devono scegliere con più attenzione i percorsi formativi: bisogna metterci anche una quota di cuore e di pancia, ma i tre quinti della scelta vanno fatti con la testa».

L.G. – Obiezione: la robotica, poniamo, offre più possibilità di lavoro, ad esempio, dell’archeologia, ma chi dice che la robotica che si comincia a studiare a 15 anni sia poi la stessa che richiederà il mercato del lavoro a 19 o 20, quando ci si diploma?

G.B. – «Nel sistema formativo serve trasversalità. Per esempio, un ingegnere meccanico deve avere una formazione “verticale” nell’ingegneria meccanica, ma poi deve anche prepararsi a una formazione “orizzontale” in tutte le dire-zioni per tutta la vita. E così ogni altra professione».

L.G. – Ci sono scuole e università capaci di garantire il lavoro?

G.B. – «Gli studenti in ingegneria vengono prenotati dalle aziende anche prima della laurea. E gli Istituti tecnici superiori (ITS) danno garanzie analoghe. Solo che in Italia dagli ITS escono solo otto o novemila diplomati all’anno e invece in Germania centinaia di migliaia, eppure in Germania anche quelli vengono considerati pochi».

L.G. – Nel confronto internazionale gli stipendi italiani, anche quelli degli ingegneri e dei tecnici qualificati, sono bassi, soprattutto al primo impiego. Questa non le sembra un’anomalia che scoraggia chi vuole impegnarsi?

G.B. – «Mi sembra logico che il rapporto di lavoro inizi con un salario d’ingresso che poi può crescere. Ci si conosce, si verifica la capacità di lavorare in squadra e di realizzare degli obiettivi, dopodiché gli imprenditori non si tirano indietro se lo scopo è trattenere presso di loro un talento».

L.G. – Un imprenditore ha detto in un dibattito in tv: nelle mie aziende nessuno sta li a girare ipollici, perciò se vanno via 4 persone grazie a quota 100, io ne devo assumerne altre 4 al posto loro. Secondo lei è vero?

G.B. – «No. Non essendoci in giro adeguate competenze, se escono da un’azienda quattro lavoratori esperti non c’è un ricambio pieno, perché è difficile trovare sostituti validi, e anziché quattro stabili se ne assumono due in prova».

 

Pubblicato su La Stampa, venerdì 26 aprile 2019

 

Open Day Network & Cloud – ITS Rizzoli – 8 maggio – Brescia

Ore 15.00 – Presentazione ITS Rizzoli, illustrazione del corso e delle attività didattiche
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Ore 17.30 – Apertura preiscrizioni

dalle ore 15.30 alle ore 17.00 – Avvio dei laboratori dedicati ai ragazzi interessati con il supporto degli studenti ITS

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